Settimana di fuoco: il riassunto salva weekend

Settimana di fuoco: il riassunto salva weekend

Ciao Teacher,

Che settimana!

Se domenica scorsa abbiamo parlato di Elenchi Regionali, oggi parliamo di quattro cose che hanno fatto discutere:

  • TFA Sostegno II grado: zero posti — e cosa stiamo pensando di fare noi di Bibi per chi resta fuori
  • Nuove Indicazioni Nazionali Licei — intelligenza artificiale, addio Geostoria, 6 libri obbligatori
  • 25 aprile e didattica — uno spunto che forse ti serve per lunedì
  • Valditara contestato dagli studenti — “lei non è democratico” e la domanda che ne consegue: cos’è davvero la democrazia a scuola?

Partiamo.

1. TFA Sostegno II grado: zero posti (e la nostra ipotesi di soluzione)

Nota MUR 4660 del 14 aprile 2026.

Totale posti autorizzati XI ciclo TFA Sostegno: 30.241

Distribuzione:

  • Infanzia: 4.809
  • Primaria: 21.202
  • Secondaria I grado: 4.230
  • Secondaria II grado: 0

Sì, hai letto bene.

Zero.

Perché?

Secondo il Ministero, la saturazione del sostegno alla secondaria di II grado è tale che non serve attivare nuovi corsi.

Tradotto: abbiamo già troppi specializzati che non trovano cattedra.

Il problema è territoriale.

Alcune province sono sature, altre coprono posti con le graduatorie incrociate (Cuneo, Vicenza, Arezzo, Lodi, Gorizia, Pordenone, Udine).

Qualche esempio.

A Palermo si è lavorato dalla prima fascia con punteggi superiori a 70.

A Milano, oltre 3000 posti al II grado; tutti coperti con la I fascia (punteggi da 47 in su).

Il “paradosso dei posti zero” è figlio di un calcolo puramente burocratico che ignora la realtà quotidiana delle supplenze.

Se stavi pensando di specializzarti sul sostegno per le superiori, non è ancora detta l’ultima.

Le Università, su base territoriale, potrebbero parzialmente ignorare il fabbisogno indicato.

E questo lo scopriremo solo con la pubblicazione del Decreto autorizzativo a Maggio.

Cosa stiamo pensando di fare noi di Bibi Academy

Ci stiamo ragionando.

L’idea è questa: estendere una forma di tutela e dare accesso al corso “Verso il TFA” per chi può fare solo il II grado, con validità per il prossimo anno (quando — forse — ci saranno di nuovo i posti).

Ti interessa?

Rispondi a questa email con “SÌ, TFA II GRADO” e ti terremo aggiornato.

Se il numero di persone interessate è significativo, capiamo come attivare la soluzione.

2. Nuove Indicazioni Nazionali Licei: cosa cambia davvero

Mercoledì 22 aprile 2026: il Ministero pubblica la bozza delle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei.

Ora è aperta la fase di consultazione (associazioni, sindacati, studenti, docenti).

L’adozione ufficiale arriverà solo alla fine del percorso di ascolto.

Le novità principali

1. Intelligenza Artificiale entra nel curricolo

Per la prima volta, le Indicazioni trattano esplicitamente l’IA.

Obiettivo dichiarato: Formare una “coscienza digitale” capace di distinguere tra simulazione algoritmica e sapere validato.

In pratica:

  • Matematica fornisce i concetti alla base dei sistemi di AI
  • Filosofia insegna a interrogarla, riconoscerne i limiti, tutelarne i confini
  • Al quinto anno: spazio strutturato di approfondimento

Non è “usare ChatGPT in classe”.

È governare criticamente gli strumenti digitali.

2. Addio Geostoria, tornano Geografia e Storia separate

Geografia: 3 ore a settimana.

Storia: ultimo anno interamente dedicato all’epoca contemporanea, arrivando fino ai giorni nostri

Avvertimento metodologico: distinguere tra storia e cronaca

3. Filosofia: pratica E teoria

Non più solo studio storiografico degli autori.

Due dimensioni integrate:

  • Filosofia come esercizio concreto (riflessione, argomentazione, giudizio)
  • Filosofia come sapere storico (tradizione di autori e testi)

Obiettivo: studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta

4. Educazione alle relazioni, rispetto, empatia

Diventa dimensione strutturale del curricolo, non aggiunta soft.

Educazione emotiva, contrasto violenze, rispetto come disposizione da coltivare (non norma da rispettare).

5. Letteratura italiana: 6 libri obbligatori nel biennio

Indicazione operativa: almeno 6 libri completi nei primi due anni (3 all’anno)

I Promessi Sposi: slittano al quarto anno

Divina Commedia: tra terzo e quarto anno

Scelta dei titoli: libera (docenti scelgono in base a classe e interessi)

4. 25 aprile e didattica: uno spunto che forse ti serve

Ieri era il 25 aprile.

Probabilmente hai fatto lezione venerdì 24, o la farai lunedì.

E probabilmente — come ogni anno — ti sei chiesto: “Come parlo del 25 aprile senza retorica, senza banalizzare, senza annoiare?”

Un suggerimento che viene dalla ricerca pedagogica

CNDDU (Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani) ha rilasciato un documento interessante quest’anno.

L’idea chiave:

“Educare al 25 aprile significa evidenziare come i diritti non siano acquisiti in modo definitivo, ma richiedano tutela e rinnovamento costante.”

Tradotto:

Non si tratta di commemorare “quelli che hanno combattuto 81 anni fa”.

Si tratta di far capire che la democrazia è un lavoro continuo.

Come trasformarlo in didattica

Invece di dire: “Il 25 aprile celebriamo la Liberazione dall’occupazione nazifascista.”

Prova a dire: “Il 25 aprile ricordiamo che la libertà è stata conquistata, non regalata. E che ogni generazione deve decidere se mantenerla o perderla.”

E poi chiedi: “Quali diritti oggi diamo per scontati? E chi li ha conquistati per noi?”

Esempi pratici:

  • Il diritto di voto alle donne (1946)
  • Il diritto allo studio gratuito (Costituzione, art. 34)
  • Il diritto di esprimere opinioni diverse (Costituzione, art. 21)

Poi chiedi di nuovo: “Cosa succederebbe se smettessimo di difenderli?”

Perché funziona

Perché sposti il 25 aprile da “cosa è successo allora” a “cosa significa per noi ora”.

E questo — più di qualsiasi commemorazione — è educazione civica.

E forse l’episodio del 23 aprile dovrebbe farci riflettere come comunità educante.

I fatti.

Istituto Tecnico “Galileo Galilei” di Roma.

Il Ministro Valditara interviene alla plenaria finale del Consiglio Nazionale delle Consulte Provinciali degli Studenti.

Cosa è successo:

Alcuni studenti del collettivo “Franco Bruni” hanno contestato la presenza del Ministro con uno striscione: “Fuori Valditara dal Galilei”.

Uno studente lo interrompe dalla platea.

La risposta di Valditara:

“Sta interrompendo una riunione democratica. Lei non rappresenta nessuno. Lei non è un democratico.”

Lo studente viene allontanato, tra gli applausi di parte della platea.

Le posizioni

Studenti del collettivo: “Volevamo evitare l’ennesima passerella del ministro. Ci hanno cacciati senza nemmeno farci riprendere gli zaini.”

Rete degli Studenti Medi (Bianca Piergentili): “È inaccettabile che il ministro utilizzi le scuole per passerelle mediatiche mentre ignora le richieste di chi la scuola la vive ogni giorno.”

OSA (Opposizione Studentesca d’Alternativa): “Un appuntamento presentato come ‘momento di confronto’ è diventato propaganda.”

Consulte Studentesche (Alessandro Di Micco, portavoce nazionale): “L’irruzione con striscione, i cori sguaiati, i metodi antidemocratici non appartengono alla cultura della rappresentanza.”

Valditara (nota ufficiale): “Cercare di interrompere un costruttivo incontro istituzionale fra il Ministro e gli oltre 100 rappresentanti delle consulte provinciali eletti dagli studenti italiani è un atto antidemocratico.”

La domanda che ne consegue

Cos’è davvero la democrazia a scuola?

È interrompere un evento istituzionale perché non sei d’accordo con chi parla?

È cacciare chi contesta perché “sta disturbando”?

È ascoltare solo i rappresentanti eletti e non i collettivi?

O è trovare uno spazio dove tutte queste voci possono esistere — anche quando si contraddicono?

La democrazia è quando chi la pensa diversamente da me ha il diritto di esistere, parlare, contestare — e io ho il diritto di rispondergli.

Senza cacciarci a vicenda.

Forse questo — più di ogni commemorazione retorica — è quello che il 25 aprile può insegnare.

La Resistenza non ha combattuto per creare un Paese dove tutti fossero d’accordo. Ha combattuto per creare un Paese dove il disaccordo potesse esistere senza repressione.

Che poi, a scuola, è esattamente quello che dovremmo insegnare.

 

Perché Post-Hits

Per togliere rumore.

Ogni settimana la scuola cambia.

Noi proviamo a restituirti: le notizie principali, spunti da usare in classe e una domanda che vale la pena portarti dietro.

Con competenza, cura, comunità.

Ci leggiamo domenica prossima.

Con professionalità, passione e — sempre — un sorriso,

Il Team di Bibi Academy 💙

P.S. — Sul TFA II grado: se sei interessato alla soluzione che stiamo studiando, rispondi a questa email con “SÌ, TFA II GRADO”. Se raggiungiamo un numero significativo di richieste, capiamo come organizzarci.

P.P.S. — Sulla polemica Valditara-studenti: Bibi non prende posizioni politiche. Ma una domanda possiamo farcela: quando insegniamo democrazia, insegniamo davvero ad accettare il disaccordo? O insegniamo solo che “i bravi cittadini non disturbano”? Cosa facciamo noi docenti quando non siamo d’accordo con quanto accade?

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