I tassisti di Londra e noi (cosa ci portiamo da Didacta)

I tassisti di Londra e noi (cosa ci portiamo da Didacta)

Ciao Teacher,

📌 In questa newsletter (7 minuti di lettura):

→ I tassisti di Londra: la storia che spiega tutto

→ Didacta 2026: quello che è successo davvero

→ Le 4 tavole rotonde (e le proposte concrete nate lì)

→ Cosa facciamo ora: documento condiviso, convegno, tour nelle scuole

→ GPS chiude domani + Mobilità docenti

I tassisti di Londra (e cosa c’entra con noi)

Iniziamo da una storia vera.

Una di quelle che quando la leggi pensi: “Ah. Ecco.”

Londra, anni ’90

Un gruppo di neuroscienziati dell’University College London studia il cervello dei tassisti londinesi.

Questi tassisti sono speciali.

Per ottenere la licenza devono superare “The Knowledge” — l’esame più difficile al mondo per conducenti.

Cosa devono sapere:

  • 25.000 strade di Londra
  • Ogni vicolo, ogni incrocio, ogni senso unico
  • 320 percorsi standard
  • A memoria. Senza GPS.

Ci vogliono 3-4 anni di studio per superarlo.

Solo il 50% ce la fa.

I neuroscienziati scoprono che i tassisti di Londra hanno:

Un ippocampo posteriore più grande del 7% rispetto alla media.

L’ippocampo posteriore è la parte del cervello dedicata alla memoria spaziale e alla navigazione.

Tradotto:

A furia di memorizzare strade, il loro cervello si è fisicamente modificato.

La neuroplasticità in azione.

Fantastico, no?

Poi è arrivato il GPS

Anni 2000:

I tassisti iniziano a usare il navigatore satellitare.

Non devono più ricordare tutto.

Il GPS fa il lavoro per loro.

2018:

Gli stessi neuroscienziati rifanno lo studio.

Risultato:

L’ippocampo posteriore dei nuovi tassisti (quelli che hanno sempre usato il GPS) è tornato alla media.

Non si è sviluppato.

Tradotto:

Quando deleghi completamente un compito a una macchina,

il tuo cervello smette di sviluppare quella competenza.

Lo sperimentiamo ogni giorno con il pc.

Quanti hanno peggiorato la loro abilità di scrivere con carta e penna, scrivendo sempre alla tastiera?

La legge neuroscientifica

“Ciò che non usiamo, perdiamo.”

(Use it or lose it)

Non è filosofia.

È scienza.

E qui arriviamo al punto.

La domanda vera (che ci siamo fatti a Didacta)

Vogliamo studenti che sanno usare l’AI?

O studenti che sanno pensare, e ANCHE usare l’AI?

La risposta è ovvia.

Il percorso per arrivarci?

No.

E di questo (e di molto altro) abbiamo parlato a Firenze.

Tre giorni intensi.

Quattro tavole rotonde.

Centinaia di voi allo stand.

E una sensazione precisa, alla fine:

Che insieme possiamo fare qualcosa di concreto.

Didacta 2026 — Quello che è successo davvero

Quando siamo arrivati, pensavamo a una cosa semplice:

  • Incontrare qualcuno di voi
  • Distribuire gadget
  • Conoscere nuove persone
  • Stabilire nuove collaborazioni

Non pensavamo sarebbe accaduto questo:

Allo stand è successo qualcosa

📍 Corsisti che hanno ottenuto il ruolo sono venuti a dirci: “Grazie, ce l’ho fatta”

📍 Docenti che hanno finito le certificazioni DigComp ci hanno raccontato: “Ho imparato davvero”

📍 Colleghi della community volevano solo dirci: “Continuate così”

📍 Dirigenti ci hanno chiesto: “Potete venire nella nostra scuola?”

Siete venuti in tantissimi.

Alcuni sapevano esattamente chi eravamo.

Altri hanno visto le borse e si sono avvicinati curiosi.

Alcuni hanno giocato con noi, altri si sono fatti una foto, altri ancora hanno lasciato una dedica.

E poi è successo quello che speravamo:

Docenti che sui social raramente hanno la possibilità di scambiarsi opinioni vere, si sono guardati in faccia, abbracciati, confrontati.

In presenza.

Da persone.

Alle tavole rotonde è successo ancora di più

Quattro tavole rotonde che dovevano durare un’ora.

Sono diventate conversazioni.

Discussioni che continuavano dopo, nei corridoi, davanti a un caffè.

Proposte concrete: “Facciamo un documento condiviso”, “Organizziamo qualcosa online”, “Venite nelle nostre scuole”.

Non solo “parlato di scuola”.

Ma costruito qualcosa insieme.

E alla fine dei tre giorni, quella sensazione:

Abbiamo fatto qualcosa che conta.

Potevamo fare quattro “eventi formativi classici”.

Slide, relatore, domande, applausi, fine.

Invece sono diventati confronti aperti.

Docenti di ogni ordine e grado seduti allo stesso tavolo.

A parlare. A confrontarsi. A dirsi cose vere.

Ecco cosa è emerso.

1️⃣ Social Teachers o Teachtokers? Il confine tra scuola e social

Con Dario Alì, e tanti colleghi formidabili

La domanda di partenza:

Chi è il Teachtoker? E cosa può (e non può) fare un docente sui social?

Cosa è emerso:

I social possono essere un posto bellissimo:

Di condivisione, crescita, ispirazione

Dove trovi idee per le lezioni

Dove ti senti meno solo

Dove capisci che non sei l’unico a cui succedono certe cose

Ma.

È necessario rispettare regole precise:

  • Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici (art. 11 ter)
  • Il GDPR
  • La privacy degli studenti

La linea rossa:

Non rendere alunni e scuola “contenuti”

Ma portare “contenuti sulla scuola”

Differenza sottile. Enorme.

Il nodo aperto:

La figura del “docente content creator” è compatibile con la professione?

  • Dove finisce la condivisione didattica e inizia il personal branding?
  • Come si protegge la dignità del ruolo?
  • Come si evitano derive?

E qui è nata una proposta concreta.

Maestro Tommaso ha detto:

“Perché non creiamo un documento condiviso? Fatto da noi, per noi. Una sorta di codice etico dei docenti sui social.”

E noi abbiamo detto: facciamolo.

2️⃣ Narrare la scuola: comunicazione e autorevolezza

Con Daniele Coluzzi, Francesca Santambrogio e altri docenti straordinari

La domanda di partenza:

Come si ricostruisce l’autorevolezza del docente?

Prima di chiedersi “come” comunicare la scuola, bisogna chiedersi “perché”.

Perché raccontare la scuola?

Le risposte emerse:

  • Restituire dignità a una professione bistrattata
  • Mostrare il lavoro invisibile che facciamo ogni giorno
  • Ispirare altri docenti
  • Far capire alle famiglie che siamo persone di cultura
  • Riportare entusiasmo dove c’è solo stanchezza

La verità scomoda:

Raccontare la scuola con entusiasmo, fare cultura online, restituisce autorevolezza al docente.

Non perché “fai marketing”.

Ma perché mostri che quello che fai ha valore.

E quando tu per primo credi nel valore di quello che fai, anche gli altri iniziano a crederci.

Studenti compresi.

Genitori compresi.

3️⃣ L’AI fa le lezioni al posto tuo? Etica, uso e confini

Con Alessandro Bencivenni, Rocco Dedda, Greta Galli e tanti altri

La domanda di partenza:

Come uso l’AI senza perdere l’umanità dell’insegnare?

Sperimentare. Non aver paura.

L’AI c’è. Non possiamo ignorarla.

Gli studenti la usano (e se pensi di no, ti stai illudendo).

È necessario ripensare la didattica.

Rimettere al centro del lavoro domestico la creatività.

Il principio fondamentale (che cambia tutto):

“Devo essere IO a dire all’AI cosa fare.

Non l’AI a dirmi come farlo e cosa fare.”

E qui torna la storia dei tassisti di Londra.

Giorgia De Musso ha citato proprio quello studio:

“I tassisti di Londra a seguito dell’utilizzo del GPS hanno profondamente modificato le loro connessioni neurali.”

La legge neuroscientifica: ciò che non usiamo, perdiamo.

Se deleghiamo completamente un compito a una macchina, perdiamo quella competenza.”

Tradotto per la scuola:

Se gli studenti usano sempre l’AI per scrivere → perdono la capacità di pensiero critico

Se gli studenti usano sempre l’AI per risolvere problemi → perdono la capacità di problem solving

Se gli studenti usano sempre l’AI per creare → perdono la capacità creativa

E questo è il lavoro che ci aspetta.

4️⃣ Quello che non si dice: burnout e solitudine del docente

Con Giorgia Chiugi, Elisa Gaggero, e ospiti speciali

La domanda di partenza:

Perché siamo così stanchi?

Cosa è emerso (e qui si è aperto un mondo):

Il burnout non è solo il precariato.

Certo, il precariato pesa.

Ma il burnout viene anche da altro.

1. La FOMO (Fear Of Missing Out):

Il pensare di dover sempre dire sì.

Di dover migliorare.

Di essere sempre informato e “sul pezzo”.

2. Il confronto con i colleghi “più bravi”:

Quelli che fanno mille progetti, mille cose.

E tu ti senti inadeguato perché fai “solo” il tuo lavoro.

3. Il senso di colpa a dire no:

A un progetto.

A una riunione informale extra.

A una richiesta del preside.

A un genitore che scrive alle 22.

4. Il carico mentale che non lasciamo a scuola:

Torni a casa.

Ma pensi agli studenti.

Alla verifica da preparare.

Al collega che ti ha detto quella cosa.

Al genitore che devi richiamare.

E non stacchi mai.

E qui Cristina ha detto una cosa che ha fatto silenzio:

“La scuola è un lavoro. Non una missione. Non una vocazione.”

“Siamo professionisti. E come tali dobbiamo trattarci e farci trattare.”

Cosa significa:

  • Diritto alla disconnessione. Reale.
  • Sano egoismo senza sensi di colpa.
  • Imparare a dire no senza giustificarsi.
  • Ritagliarsi tempo per cose che ci fanno star bene, oltre la scuola.
  • Lasciare il carico mentale a scuola quando esci.

Giorgia Chiugi ci ha dato una pratica concreta:

“Pillole yogiche di meditazione mindfulness. Dieci minuti. Bastano dieci minuti per respirare davvero.”

E molti hanno chiesto:

“Puoi venire nella nostra scuola?”

E la risposta è: Sì.

(Ne parliamo tra poco.)

Quello che faremo ora (le proposte concrete)

Didacta è finita.

Ma quello che è emerso, no.

Ecco cosa facciamo.

1️⃣ Il documento condiviso: codice etico dei docenti sui social

Su proposta di Maestro Tommaso, creeremo un documento condiviso.

Cosa sarà:

Una sorta di codice etico dei docenti sui social.

Fatto da noi, per noi.

Dall’interno, non dall’alto.

Cosa conterrà:

  • Linee guida chiare su cosa è lecito e cosa no
  • Come proteggere la privacy degli studenti
  • Come bilanciare condivisione e deontologia
  • Come usare i social per crescere professionalmente senza compromettere il nostro ruolo

Lo costruiamo insieme. Vi terremo aggiornati.

2️⃣ Il convegno online: approfondiamo i temi di Didacta

Le tavole rotonde sono state solo l’inizio.

C’era tanto da dire.

E tanto è rimasto fuori.

Organizziamo un convegno online per approfondire?

Se ti interessa, rispondici a questa mail indicandoci il tema che più ti interessa

Lo costruiremo in base a ciò che ci direte.

3️⃣ Formazione nelle scuole: il tour inizia

C’è bisogno di portare l’online offline.

Bisogno di formazione in presenza, contatto umano.

Bisogno di qualcuno che venga lì, nella vostra realtà, e costruisca qualcosa con voi.

E allora abbiamo deciso.

📅 20 marzo 2026: Rocco Dedda in una scuola secondaria di I grado

Il primo appuntamento.

Una scuola ci ha scritto: “Potete venire a fare laboratori di matematica per il Pi Greco Day?”

Abbiamo chiamato Rocco Dedda (@unquartodoraconilprof).

E il 20 marzo siamo lì.

Cosa farà:

Laboratori di matematica con alunni e docenti.

In onore del Pi Greco Day (sì, con qualche giorno di ritardo, ma chi se ne importa).

Perché questo conta:

✅ Perché la matematica può essere bellissima

✅ Perché gli studenti possono amarla

✅ Perché i docenti possono scoprire modi nuovi di insegnarla

E questo è solo l’inizio.

📅 Aprile 2026: Giorgia Chiugi nelle scuole – Yoga e meditazione

Il secondo progetto.

Giorgia Chiugi inizierà un tour nelle scuole.

Cosa farà:

✅ Momenti di yoga e meditazione per docenti

✅ Laboratori di mindfulness per studenti

✅ Pratiche concrete per ritrovare il respiro

E noi vogliamo portare non solo quei dieci minuti nelle scuole.

Nelle vostre scuole.

✉️ Volete che veniamo da voi? Scriveteci.

Se la vostra scuola ha bisogno di formazione.

Se avete un’esigenza specifica.

Se volete costruire qualcosa insieme.

Scriveteci.

Voi ci esponete la necessità.

Noi vi proponiamo il pacchetto formativo su misura.

Ci sono tanti professionisti che fanno parte della rete Bibi Academy.

La formazione non deve essere astratta.

Deve venire da voi. Nella vostra realtà. Con le vostre persone.

GPS chiude domani (16 marzo)

Scadenza: 16 marzo 2026, ore 23:59

Ultime ore.

Se non hai ancora compilato, è il momento.

Se hai compilato ma vuoi ricontrollare, fallo ora.

⚠️ Attenzione:

Se annulli la domanda, dopo devi modificarla e inoltrarla nuovamente.

Non dimenticare nessuna delle tue classi di concorso in questa fase.

Mobilità docenti 2026/2027: le novità

Questa settimana il Ministero ha pubblicato l’Ordinanza sulla mobilità docenti per l’anno scolastico 2026/2027.

Cosa devi sapere:

📅 Domanda: Dal 16 marzo 2026 al 2 aprile 2026

📅 Esiti pubblicati: 29 maggio 2026

Novità importanti:

⚠️ Riduzione della deroga per figli: Il limite passa da figli fino a 16 anni a figli fino a 14 anni

⚠️ Eliminazione della deroga per ricongiungimento al genitore over 65

Approfondiremo tutto in questi giorni (o in una live in community).

Nel frattempo, il testo completo è qui:

👉 https://www.mim.gov.it/mobilità-2026-2027

Perché Post-Hits

Perché questa settimana è successo qualcosa.

A Didacta.

Allo stand.

Alle tavole rotonde.

Ci siamo fermati.

E ci siamo parlati.

Davvero.

E abbiamo capito una cosa:

Che insieme possiamo fare qualcosa.

Non solo “informarci”.

Non solo “formarci”.

Costruire.

Un documento condiviso.

Un convegno.

Formazione nelle scuole.

Uno spazio dove la scuola non è burocrazia, ma persone.

E voi siete parte di questo.

La prossima mossa

👉 GPS chiude domani → Ultima chiamata

👉 Vuoi che veniamo nella tua scuola? → Scrivici

👉 Vuoi partecipare al documento condiviso sui social? → Segui aggiornamenti in community e sui social

👉 Ti interessa il convegno online? → Indicaci i tuoi interessi formativi

E se vuoi solo dirci:

“C’ero anche io a Didacta”

“Mi è piaciuto quello che avete fatto”

“Continuate così”

Rispondi a questa mail.

Ti leggiamo sempre. ❤️

Con professionalità, passione e — sempre — un sorriso,

Il Team di Bibi Academy 💙

P.S. — A Didacta le borse sono finite in poche ore. Letteralmente contese. Grazie per averle amate così tanto. ❤️

P.P.S. — La storia dei tassisti di Londra la portiamo in classe?

Sarebbe un ottimo modo per parlare di AI con gli studenti.

Facci sapere se la usi. Ci piacerebbe sentire come reagiscono.

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