
Ciao Teacher,
Domenica mattina.
Messaggio in un gruppo WhatsApp: “Ma quindi io ci rientro negli elenchi regionali o no?”
Seguono 47 messaggi in 8 minuti. Screenshot di articoli. Link a emendamenti. Un audio da tre minuti di qualcuno che “ha sentito dire che…”.
E tu, con il caffè in mano, che pensi: “Facciamo un attimo ordine?”
Ecco. Oggi facciamo ordine.
Martedì 15 aprile il Senato ha approvato con la fiducia il decreto PNRR.
È legge. 101 sì, 63 no, 2 astenuti.
E dentro c’è una parte che — se hai fatto un concorso tra il 2020 e il 2025, o se uno lo stai preparando — ti tocca da vicino.
Noi togliamo il rumore. Ti diciamo cosa conta davvero.
📌 In questa newsletter (4 minuti di lettura)
- Elenchi regionali ufficiali: chi entra, chi ha priorità, cosa fare
- Il rapporto OCSE: i nuovi insegnanti abbandonano la professione entro 5 anni
C’è un momento preciso in cui una notizia smette di essere “news” e diventa “devo capirla per me”.
Per il decreto PNRR, quel momento è adesso.
È legge e ora devi capire le tue possibilità.
La domanda vera non è “cosa dice il decreto”.
È: “Cosa cambia nella mia traiettoria?”
Da quando esiste Bibi, una cosa l’abbiamo imparata: la differenza tra un docente che governa il proprio percorso e uno che lo subisce non è solo quanto studia.
È quanto velocemente mette in ordine le informazioni giuste.
Quindi niente analisi di 12 pagine. Tre cose che ti servono. Qui. Adesso.
Dal mondo scuola — Elenchi regionali: è legge. Ma cosa cambia davvero?
1. Cos’è cambiato martedì 15 aprile
Il decreto PNRR 2026 è stato convertito in legge.
Gli elenchi regionali per il ruolo docenti entrano in vigore dall’anno scolastico 2026/2027.
Non sono una nuova graduatoria. Sono l’ultima fascia di scorrimento prevista dalla nuova normativa. I posti vacanti si distribuiscono così:
- 50% ai vincitori di concorso e, a seguire, agli idonei delle graduatorie concorsuali fino al 30% dei posti;
- 50% alle GAE (se esaurite, la quota confluisce nei concorsi);
- posti residui → agli iscritti agli elenchi regionali.
Tradotto: è uno strumento di completamento, non di scorciatoia.
2. Chi può iscriversi (e chi no)
Puoi entrare negli elenchi regionali se:
- hai ottenuto almeno 70/100 nelle prove (orale e scritto) di un concorso ordinario o straordinario bandito dal 2020 in poi (posti comuni o sostegno);
- non hai già un contratto a tempo indeterminato;
- non hai un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo.
È incluso anche il concorso straordinario DD 510 del 23 aprile 2020, quello che durante la pandemia si è chiuso con la sola prova scritta.
Ciascun aspirante può iscriversi in una sola regione. La scelta vale per una tornata di assunzioni: l’anno successivo, se non sei stato assunto o non ti convince più la scelta, puoi cambiare regione.
3. Come è costruito l’elenco (cosa decide la tua posizione)
L’elenco regionale annuale è suddiviso in due sezioni:
- chi si iscrive nella stessa regione in cui ha sostenuto il concorso → ha priorità;
- chi sceglie una regione diversa → va nella seconda sezione.
Dentro a ciascuna sezione, l’ordine segue due criteri:
- Criterio cronologico: si fa riferimento alla data di pubblicazione del bando del concorso. Bando più vecchio = posizione migliore.
- Punteggio delle sole prove concorsuali (scritta + orale). I titoli non entrano più nel calcolo: scelta voluta per eliminare le valutazioni difformi che le commissioni regionali avevano dato negli anni.
Negli ultimi giorni, nella nostra community stiamo ricevendo una versione di questa stessa domanda, riformulata cento volte: “Ma quindi a me cosa conviene fare?”
Nelle prossime settimane daremo risposta alle vostre domande:
“Se sono idoneo a più concorsi, posso iscrivermi negli elenchi per regioni diverse?!”
“Come faccio a capire se mi conviene una regione o un’altra?”
Rispondi a questa email, indicandoci i tuoi dubbi, risponderemo nelle prossime newsletter.
I quesiti aperti sono ancora tanti e questa settimana abbiamo letto il rapporto TALIS 2024 dell’OCSE che ci ha incuriositi e lascito riflettere.
Perché un docente giovane su cinque sta pensando di andarsene?
Il rapporto TALIS 2024 dell’OCSE ha pubblicato un numero che dovrebbe far rumore: 1 docente under 30 su 5 dice che lascerà la professione entro cinque anni.
Noi siamo convinti che vada detto così: non è un problema di “nuove generazioni che non reggono”. È un problema di cambiamenti che arrivano senza strumenti per gestirli.
Lo studio è chiaro: la variabile che più incide sul burnout non è il carico di lavoro in sé, ma la sensazione di dover cambiare continuamente senza essere accompagnati. Riforme, nuove linee guida, nuove procedure, nuovi registri — tutto legittimo. Ma se nessuno ti aiuta a tradurlo in pratica quotidiana, lo stress diventa cronico.
C’è però un dato che il rapporto indica come fattore di protezione: l’autonomia didattica percepita. I docenti che sentono di poter decidere come insegnare — anche dentro a programmi vincolati — mostrano livelli di benessere significativamente più alti.
Tradotto per chi è in classe ogni giorno:
“Non puoi controllare tutto quello che arriva dall’alto. Puoi però difendere gli spazi in cui scegli tu il metodo.”
Una lezione dove decidi tu il taglio. Un’attività che hai costruito con le tue mani. Un’ora di co-programmazione con un collega, senza format imposti.
Non è resistenza al cambiamento. È ossigeno.
(Fonte: OECD, TALIS 2024 — Teaching and Learning International Survey)
Perché Post-Hits
Non per aggiungere contenuti. Per toglierne.
Ogni settimana, la scuola genera rumore.
Noi proviamo a restituirti tre cose: una notizia messa in ordine, uno spunto usabile, una domanda che vale la pena portarti dietro.
Competenza. Cura. Comunità.
Sempre e solo queste.
La domanda di oggi
Se dovessi decidere adesso la regione dei tuoi elenchi regionali, quale sceglieresti?
E — la parte scomoda — perché?
Ci leggiamo domenica prossima.
Con professionalità, passione e — sempre — un sorriso,
Il Team di Bibi Academy 💙


