D.Lgs. 62/2024: il decreto che taglia le ore di sostegno (o no?) + Decreto PNRR approvato + La ricerca che spiega perché crederci funziona

D.Lgs. 62/2024: il decreto che taglia le ore di sostegno (o no?) + Decreto PNRR approvato + La ricerca che spiega perché crederci funziona

Ciao Teacher,

📌 In questa newsletter (10 minuti di lettura, ne vale la pena!):

D.Lgs. 62/2024: cosa sta succedendo davvero nelle province sperimentali

→ Il Bilancio di previsione 2021 che spiega tutto (e che nessuno cita)

→ Decreto PNRR: ok dalla Camera, cosa cambia per te

Indicazioni Nazionali, mobilità: le notizie della settimana

→ Lo studio del 2025 che ogni insegnante dovrebbe conoscere

D.Lgs. 62/2024: il decreto di cui tutti parlano (e pochi capiscono)

Apri Instagram. Apri Facebook. Apri TikTok.

Trovi video, post, caroselli, reel. Tutti che parlano del D.Lgs. 62/2024.

Toni accesi. Parole grosse. Hashtag infuocati.

“Stanno tagliando il sostegno.” “Le ore spariscono.” “I nostri alunni vengono abbandonati.” “Perderemo cattedre di sostegno”.

E dall’altra parte:

“È una riforma necessaria.” “Finalmente si guarda alla persona, non alle ore.” “Il Progetto di vita è il futuro dell’inclusione.”

Chi ha ragione?

La risposta onesta è: dipende da cosa guardi.

E noi vogliamo che tu guardi tutto. Non solo la versione che conferma quello che già pensi.

Incluso un documento che nessuno cita. E che spiega moltissimo.

Lo chiediamo a La Prof. Spettinata.

Questa la sua riflessione:

Partiamo dai fatti

Il Decreto Legislativo 62/2024, approvato il 3 maggio 2024, riformula il sistema di valutazione della disabilità e introduce il “Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato”.

L’idea di fondo: non più un approccio centrato sulla quantità di ore assegnate, ma sulla qualità del percorso di inclusione per ogni singola persona.

Via la parola “Handicap”. Via la “connotazione di gravità” derivante dalla 104.

In teoria, via anche la medicalizzazione: la valutazione deve essere multidimensionale, deve fungere da ponte strategico tra la dimensione medica e la vita scolastica. Non valuta la “patologia” — valuta la capacità e la performance della persona nei contesti di vita scelti.

Bello sulla carta.

Ma cosa sta succedendo nella pratica?

La sperimentazione: da 9 a 49 province

La sperimentazione è partita il 1° gennaio 2025 in 9 province: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste.

Dal 1° marzo 2026, il DL 19/2026 l’ha estesa ad altre 40 province.

Obiettivo dichiarato: coprire l’intero territorio nazionale dal 1° gennaio 2027.

E qui iniziano i problemi.

Cosa segnalano le province sperimentali

Nelle province coinvolte — e in particolare in Sicilia, dove il dibattito è più acceso — operatori scolastici, famiglie e sindacati segnalano che il nuovo meccanismo produce, nei fatti, una riduzione delle risorse destinate agli alunni con disabilità.

Come dovrebbe funzionare il meccanismo:

L’INPS diventa il soggetto unico responsabile della gestione del procedimento di valutazione. Ma per tutelare che l’assegnazione dei livelli di sostegno sia in chiave ICF e non medicalizzante, nell’Unità di Valutazione di Base sono presenti: una figura professionale dell’area psicologica o sociale e un professionista sanitario indicato dalle associazioni di categoria più rappresentative della specifica disabilità.

Sulla carta, i livelli di sostegno vengono determinati attraverso un procedimento che non si limita alla diagnosi clinica, ma analizza come la condizione di salute impatti sulla vita quotidiana della persona, attraverso il procedimento di valutazione di base.

Ma attenzione: il Profilo di Funzionamento, nella pratica, viene considerato solo per mobilità e autonomia nelle attività essenziali. Stop. Il resto — socializzazione, apprendimento, comunicazione — sembra restare fuori. E da qui il rischio concreto che la valutazione, a livello pratico, torni ad essere solo di tipo medico.

Ma non è tutto.

Il problema segnalato: in molti casi, questa rideterminazione viene fatta in assenza del Profilo di Funzionamento — il documento fondamentale che, nella maggior parte dei casi, non è stato ancora redatto.

E questo è un punto critico.

Per capire perché, dobbiamo tornare al GLO e al DI 182/2020.

La normativa prevedeva che il Profilo di Funzionamento fosse stilato dall’unità di valutazione multidisciplinare — con la partecipazione garantita di un referente scolastico. Il responsabile della richiesta delle ore di sostegno, del supporto motivato, era (ed è) il GLO, che teoricamente aveva — e ha — il potere, qualora ritenga necessario valicare i margini, di attivare una procedura di “rivedibilità” del Profilo di Funzionamento.

Le Linee Guida lo chiariscono: il fabbisogno non è strettamente connesso alla gravità clinica (es. art. 3 comma 3), ma alla valutazione della capacità dell’alunno di interagire con il contesto e all’efficacia degli adattamenti messi in atto dalla scuola.

E poi c’è la questione degli Allegati C e C1 — quelli che nel GLO finale determinano il cosiddetto “debito di funzionamento”. Nella pratica, questi allegati sono stati spesso compilati senza il documento che li doveva fondare. Lo stesso Ministero, con le Note n. 2202/2023 e n. 1718/2024, ha chiarito che gli Allegati C e C1 non dovrebbero essere compilati senza il Profilo di Funzionamento.

Eppure succede.

Ma aspetta. Cos’è il meccanismo dei range — e come mai, se era già presente, se ne parla solo ora?

Perché sui social il D.Lgs. 62/2024 viene presentato come il decreto che introduce i tagli al sostegno?

Andiamo più a fondo.

Il sistema dei range orari — quei livelli che vanno da “assente” a “molto elevata” — non nasce con il D.Lgs. 62/2024. Era già descritto, nel dettaglio, nelle Linee Guida allegate al Decreto Interministeriale 182/2020 — il decreto sul nuovo PEI.

Già nel 2020, le Linee Guida definivano 5 livelli di restrizione della partecipazione secondo la prospettiva ICF.

E già nel 2020 c’era lo stesso esempio che oggi genera panico: l’alunno non vedente con invalidità al 100% che, con il vecchio sistema, otteneva automaticamente il massimo delle ore. Con i nuovi criteri, il sostegno didattico potrebbe scendere nel range “lieve” (0-5 ore) se non ci sono compromissioni cognitive, mentre salirebbe al massimo per l’assistenza alla comunicazione (tiflodidattica) e a un livello medio per l’autonomia.

Il meccanismo, insomma, ha sei anni. Non sei mesi.

E allora perché il panico scoppia adesso?

Questa è la vera domanda.

E la risposta, probabilmente, sta in una parola: applicazione.

Il DI 182/2020 descriveva i range all’interno di una cornice pedagogica che vedeva il lavoro congiunto di clinici, famiglia, servizi e scuola.

Ricordiamo: la normativa prevede che il Profilo di Funzionamento sia stilato dall’unità di valutazione multidisciplinare con la partecipazione di un referente scolastico. I range non erano uno strumento di taglio — erano parte di un sistema pensato per calibrare le risorse sulla persona, non sulla diagnosi.

Ma tra la teoria del 2020 e la pratica del 2026, qualcosa si è perso.

Proprio il Profilo di Funzionamento.

Ed è qui che regioni come la Sicilia si sono trovate ad assegnare risorse senza la bussola che il sistema prevedeva.

Questo da solo spiegherebbe i tagli di cui si parla?

Purtroppo c’è dell’altro.

Il documento che nessuno cita.

Il Bilancio di previsione dello Stato 2021-2023 (Legge di Bilancio 2021, commi 960-963) ha messo i numeri sul tavolo. Nello stesso documento che stanziava 25.000 nuovi posti di sostegno nel triennio 2021-2024 (costo a regime: oltre 1 miliardo di euro l’anno dal 2029), la Relazione Tecnica descriveva il meccanismo dei range come un “dispositivo di razionalizzazione” e scriveva — testualmente:

“Si ritiene che l’attribuzione delle ore di insegnamento specialistico agli alunni con disabilità attraverso il nuovo sistema, possa portare progressivamente ad una effettiva riduzione, nel tempo, del numero dei docenti di sostegno.”

Non è un’interpretazione. È scritto nella Relazione Tecnica allegata alla Legge di Bilancio. → https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01187616.pdf

E quantificavano anche il risparmio: riduzione potenziale di circa 5.000 posti in deroga, per un risparmio annuo di almeno 180 milioni di euro (36.154€ x 5.000 posti). Per le disabilità lievi, il rapporto docente/alunni potrebbe passare da 1:2 a 1:3.

Quindi capiamo bene che il problema non è solo il D.Lgs. 62/2024.

Il punto critico: nelle province sperimentali, i range vengono applicati senza il Profilo di Funzionamento. Cioè senza quello strumento che, nella visione originaria del DI 182/2020, era il cuore del sistema. Senza la valutazione congiunta e l’opinione del GLO. Con una prospettiva ICF applicata a metà. Senza la cornice che dava senso ai numeri.

Restano i range. Sparisce il contesto.

Due linguaggi, una stessa cosa?

Ecco la cosa inquietante.

Le Linee Guida del 2020 presentavano i range con linguaggio pedagogico. Un cambio di paradigma, dicevano. Una visione più attenta alla persona.

La Relazione Tecnica del 2021 descrive lo stesso identico meccanismo con linguaggio finanziario: “razionalizzazione”, “riduzione progressiva”, “risparmio stimato”, “180 milioni annui”.

Stessa tabella. Stessi range. Stessi esempi.

Due letture completamente diverse.

E qui si apre la domanda che nessun reel da 60 secondi può contenere:

Il problema è davvero solo il D.Lgs 62/2024 o il sistema dei range?

Il sistema dei range è uno strumento pedagogico o uno strumento di risparmio?

O forse — e questa è la riflessione più scomoda — è stato pensato come entrambe le cose fin dall’inizio?

Quello che sappiamo — e quello che non sappiamo

Sappiamo che il meccanismo dei range esiste dal 2020, non dal 2024.

Sappiamo che la Relazione Tecnica del 2021 ne ha quantificato i risparmi attesi.

Sappiamo che in alcune province sperimentali le ore stanno calando — e che spesso il Profilo di Funzionamento non c’è.

Sappiamo che il Ministero stesso ha detto che senza Profilo di Funzionamento gli allegati non vanno compilati (Note n. 2202/2023 e n. 1718/2024). Eppure succede.

Sappiamo che la normativa è cambiata in fretta e non ci sono stati tempi, strumenti e possibilità di sperimentare il sistema precedente.

Sappiamo che, ad oggi, il ministero non ha tagliato i posti sostegno per il prossimo anno, sono costanti.

Non sappiamo se, con una transizione fatta bene — Profilo di Funzionamento redatto, Enti locali che si prendono in carico assistenza e comunicazione, Unità di Valutazione Multidimensionale attive che vedono realmente la presenza di un rappresentante dell’istituzione scolastica (obbligatoria peraltro per i minori) — il sistema potrebbe funzionare.

Non sappiamo se gli Enti locali sono pronti a farsi carico della parte che il sistema scarica su di loro (assistenza tiflodidattica, alla comunicazione, all’autonomia). Pur ricordando che la figura giuridica degli ASACOM sta via via strutturandosi e stabilizzandosi.

Non sappiamo se ci sarà una reale riduzione delle ore di sostegno e se verrà compensata da un reale investimento nella “comunità educante” che le Linee Guida del 2020 descrivevano.

Se il meccanismo è pedagogicamente valido, perché viene applicato a metà? Il profilo di funzionamento deve essere considerato completo nei suoi domini Apprendimento, Comunicazione, Relazioni e Socializzazione, Autonomia Personale e Sociale.

Se la cornice ICF funziona, gli Enti locali sono pronti? Il sistema redistribuisce le responsabilità tra scuola e territorio. Ma il territorio è attrezzato? Ha le risorse? Ha i professionisti?

I range sono pensati per garantire davvero che nessun alunno perda ciò di cui ha bisogno?

Sono domande aperte. Senza risposta facile. E forse è proprio per questo che meritano di essere fatte.

Le notizie della settimana

La scuola non si ferma mai. Nemmeno la settimana dopo Pasqua.

Ecco cosa è successo mentre tu cercavi di smaltire la colomba.

Decreto PNRR 19/2026: ok dalla Camera

Il DL PNRR ha ricevuto l’approvazione dalla Camera e passa al Senato.

Dentro c’è un pacchetto corposo e ti segnaliamo una importante modifica al reclutamento dagli elenchi regionali:

La collocazione in graduatoria avverrà basandosi esclusivamente sul punteggio ottenuto nelle prove scritte e orali.

Quindi il punteggio derivante da titoli culturali e di servizio viene eliminato, vanificando il peso dell’esperienza pregressa.

Assegnazioni provvisorie: passa la deroga per genitori over 65

Buona notizia per chi ha genitori anziani lontani.

La Commissione Bilancio ha approvato l’emendamento 18.7: i docenti neoassunti potranno chiedere l’assegnazione provvisoria per ricongiungimento a un genitore over 65, bocciando la deroga per figli under 16.

Valido già per le domande 2026/27.

Nuove Indicazioni Nazionali: la nota del MIM è arrivata

Il Ministero ha emanato la nota attuativa del DM 221/2025.

Le novità per il 2026/27:

✅ Latino opzionale alle medie (dal secondo anno, 1 ora settimanale)

✅ Informatica esplicita alla primaria

✅ Primo approccio all’Intelligenza Artificiale nel curricolo

Tradotto: è tempo di aggiornare il PTOF. E di capire come questo cambia il lavoro in classe.

PS con i corsisti Verso il Ruolo e Verso il TFA ne parleremo presto!

Lo studio che ogni insegnante dovrebbe conoscere

Cambiamo completamente registro.

Parliamo di te.

Di quello che succede quando entri in classe lunedì mattina e guardi quel ragazzo — quello che fa fatica, quello che si isola, quello che non riesce — e pensi:

“Posso fare qualcosa per lui?”

Ecco. Quella domanda conta più di quanto immagini.

Lo studio

Titolo: “Teacher student-specific self-efficacy and its impact on students’ academic self-concept, emotional well-being and social inclusion” di Schwab, Goldan, Hoffmann & Urton, 2025

Campione: 42 insegnanti. 576 studenti. Classi inclusive austriache.

Cosa hanno scoperto

I ricercatori hanno misurato una cosa specifica: non l’autoefficacia generica dell’insegnante (“sono un bravo prof”), ma quella rivolta al singolo studente (“credo di poter fare la differenza con Marco”).

Risultato:

Quando l’insegnante crede di poter aiutare quello specifico studente:

✅ L’alunno percepisce un maggiore benessere emotivo

✅ Si sente più incluso socialmente

✅ Sviluppa un migliore concetto di sé a livello accademico

E il dato più forte:

L’effetto è ancora più marcato per gli alunni con bisogni educativi speciali.

Rileggi.

La tua convinzione di potercela fare con quello studente lì — non con la classe in generale, non con “gli alunni BES” come categoria astratta, ma con Marco, con Giulia, con Ahmed — è uno degli strumenti più potenti che hai in classe.

Non servono nuovi metodi. Non serve un corso in più. Non serve un decreto.

Serve guardarsi dentro e chiedersi: “Ci credo davvero?”

Perché se la risposta è sì, stai già cambiando qualcosa.

E se la risposta è “non lo so”, va bene anche quello.

È il punto di partenza.

Qualcuno lo riconoscerà come l’effetto Pigmalione.

📎 Leggi lo studio completo

 

Perché Post-Hits

Perché questa settimana il D.Lgs. 62/2024 è esploso sui social.

E noi sappiamo cosa succede quando un tema complesso finisce nei reel da 60 secondi: si semplifica. Si polarizza. Si urla.

Ma la realtà dell’inclusione scolastica non sta in un carosello.

E non sta nemmeno in uno slogan — né “stanno tagliando tutto” né “è il futuro dell’inclusione”.

Sta nei documenti.

Nei numeri. Nelle Relazioni Tecniche che nessuno legge.

E sta nelle classi.

Nelle ore.

Nelle persone.

Sta in quel docente di sostegno che ogni mattina entra in classe e crede — davvero — di poter fare la differenza.

E la scienza dice che ha ragione.

Con professionalità, passione e — sempre — un sorriso,

Il Team di Bibi Academy 💙

P.S. — Se lavori in una delle province sperimentali del D.Lgs. 62/2024 e vuoi raccontarci cosa sta succedendo davvero nella tua scuola, rispondi a questa email.

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